Villino Molinari

Il villino Molinari è stata la casa natale della famiglia Molinari, costruita dal capo famiglia tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Il suo proprietario originale era un assicuratore di merci ferroviarie che ebbe due figli, una femmina e un maschio. La sua proprietà si estendeva ben oltre l'attuale casa ma proseguiva con le proprietà verso la caserma dei carabinieri in via XXXI Ottobre e fino alla fu fabbrica di sedie Viotto in via G. Carli. Durante la prima guerra mondiale Sacile vide l'arrivo di numerosi militari dal sud Italia e qui la figlia conobbe un generale siciliano di cui si innamorò. Decisa a sposarsi il padre dovette dare una dote alla figlia in quanto lei era borghese e lui nobile e per pagare questa dote si vendette parte di questa proprietà. Una parte andò alla famiglia Andreazza (parte di via XXXI Ottobre) che la trasformò in un'azienda di bibite. L'altra venne usata per costruire delle case, una di queste è ancora visibile, l'altra è stata abbattuta per costruire il condomino che prende il posto della fabbrica di Viotto. 

Nota: Percorrendo Via Carli verso la stazione, costeggiando il marciapiede del lato sinistro è ancora possibile vedere vedere una colonna che è identica alle colonne del villino. Questa colonna è l'ultima testimonianza delle terre di Molinari in Via Carli. Infatti essa funge da angolo del confine della casa affianco. Seppur non esistono foto della via, è ragionevole pensare che la recinzione continuasse fino a li. 


Alla morte del proprietario originale la proprietà venne divisa tra la figlia, che ormai viveva in Sicilia e che affittava l'immobile, e il figlio Olindo Molinari che continuò a fare l'assicuratore. Olindo  viveva nella porzione di casa dietro al villino e lavorava a Sacile. Olindo è il padre del famoso compositore pordenonese Giuseppe Molinari scomparso giovane.

Agenzia gestita dal figlio di Molinari a Sacile (Numero unico della ProSacile del 1960)
Agenzia gestita dal figlio di Molinari a Sacile (Numero unico della ProSacile del 1960)

La figlia fece vari lavori per trasformare la casa in modo che potesse affittarla. Divise l'immobile in due, il piano terra e il secondo piano, costruendo una scala esterna. La testimonianza della signora Liliana Chiaradia, affittuaria dal 1936 al 1965 descrivono la casa come una delle uniche case che possedeva il bagno interno e una stufa. La soffitta in origine era adibita alla servitù e allo stoccaggio della paglia per gli animali che vivevano nelle stalle presso la parte di abitazione venduta agli Andreazza. Negli anni settanta la casa nel suo insieme  venne venduta ad Alfonso De Rosa che inizialmente proseguì ad affittarla e nel 1984 divenne la sede della Pizzeria da Rosalba. Abitata inizialmente dalla figlia Annamaria e dal marito Renato Doretto i quali portavano avanti l'attività della pizzeria. Infine nel 1989 la gestione dell'attività passa alla figlia minore Rosalba De Rosa, che ereditò l'immobile, e al marito Natale Naclerio, i quali si trasferirono a vivere nella casa dal 1991. 

Lavori e modifiche

Periodo Molinari: la casa si presentava di colore rosso mattone. Vennero venduti dei terreni circostanti per l'edificazione di nuove abitazioni, fu costruita una scala obliqua che rendeva accessibile il piano superiore senza dover accedere dall'interno. Durante il ventennio furono portate via le ringhiere e sostituite, oggi rimane solo il cancello piccolo e il cancello grande.

Periodo Alfonso De Rosa: Vennero chiuse alcune finestre, fu tolta la scala interna con cui era ancora possibile accedere al primo piano. Fu costruito un forno per le pizze e venne spostato l'ingresso del piano terra. 

Periodo Naclerio: Venne modificata la scala esterna, la casa venne dipinta di colore beige, il tetto venne rifatto. Venne poi abbattuta e ricostruita la casa dietro al villino, il giardino venne rifatto con il porfido e venne ampliata la pizzeria con la costruzione di due gazebo. Il primo, rimovibile, davanti alla pizzeria e il secondo fatto invece con delle vetrate nel retro.

La scala che portava al primo piano
La scala che portava al primo piano
La scala che portava al primo piano
La scala che portava al primo piano
Ingresso della pizzeria con i cancelli di colore rosso
Ingresso della pizzeria con i cancelli di colore rosso
Casa sul retro della villa
Casa sul retro della villa


Via Galeotto Carli e la fabbrica di sedie curvati di Lacchin

All'interno del numero unico della Pro Sacile dell'anno 1958 è possibile vedere alcune foto della fabbrica di Giuseppe Lacchin e che sorgeva in Via Galeotto Carli al numero 11, foto di Giulio Aldo Raccanelli di Sacile.

 

In primo piano possiamo vedere l'edificio nuovo della fabbrica e verso destra sul retro l'edifico più vecchio.

Percorrendo la via verso il fondo possiamo vedere il Villino Molinari con la scala aggiunta e che testimonia la divisione dello stabile.

 

Sulla via sono rimasti alcuni degli alberi piantati e che oggi sono di tutt'altre dimensioni. 

La fabbrica negli anni '60 è passata all'azienda Viotto che poi la vendette verso la fine degli anni '90 per farne il condominio che tutt'oggi esiste.

Veduta dalla stazione, con l'edificio più vecchio e il giardino in cui nel passato sorgeva un albergo (distrutto durante i bombardamenti) e su cui oggi sorge un condominio.
Veduta dalla stazione, con l'edificio più vecchio e il giardino in cui nel passato sorgeva un albergo (distrutto durante i bombardamenti) e su cui oggi sorge un condominio.
Veduta dall'altro, si può vedere il campo su cui vi era il deposito legname. Oggi sorgono due condomini con i sindacati. Si può vedere a sinistra il commesso abitativo di cui solo metà sopravvive oggi.
Veduta dall'altro, si può vedere il campo su cui vi era il deposito legname. Oggi sorgono due condomini con i sindacati. Si può vedere a sinistra il commesso abitativo di cui solo metà sopravvive oggi.